“Sunday treat”: a

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Sono due i segnali che ti avvertono che la torta è pronta.

Il secondo è la forchetta che tiri fuori asciutta dall’impasto.

Lo so, bisognerebbe usare uno stecchino. Praticare un piccolo lieve forellino da dama gentile invece delle quattro rozze voragini che sono solita fare io. Ma secondo voi, con una mano libera perché l’altra è avvolta in un guanto da forno e tiene la teglia che scotta, sono mai riuscita a trovare uno stecchino? Anche la ricerca del guanto da forno, se la casa è mia, è sempre abbastanza impegnativa. Presine quante ne vuoi, ma guanti da forno….Ah, i guanti da forno!

Stavo dicendo: il secondo è la forchetta che tiri fuori asciutta dall’impasto.

Il primo è l’odore che inonda la casa e non perdona porte chiuse, finestre aperte, nasi tappati dai raffreddori invernali o dalle allergie di primavera.

L’odore della torta non perdona, risveglia e avvicina. 

Tutti, soprattutto di domenica.

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Il primo Sunday treat arriva domani (o forse stasera) e non è solo il #1 di BusheyTales, ma è il #1 in assoluto perché la categoria, nel mio altalenante nutrition plan, è di recentissima istituzione. Dopo l’ormai celebre profiteroles dello scorso 6 gennaio (che si è beccato più di cento mi piace su Facebook e più di cento maledizioni dal mio stomaco), mi ero infatti ritirata a una vita raminga e senza dolci passando dritta, statuaria e zen anche davanti ai muffin giganti e alle cheese cakes del Britains First&Best Beigel Shop di Brick Lane.

Niente dolci. Mai, in nessun giorno, a nessuna condizione. 

Quando sono arrivata a una tregua dopo cinque settimane di astinenza, il mio compagno di viaggio, coinvolto suo malgrado in questa AMARA sfida, mi ha fatto notare che sarebbero inevitabilmente arrivate delle domeniche in cui avrei voluto invitare qualcuno a pranzo e fare un dolce. E che per questo motivo era forse il caso di inforcare di nuovo il mio grembiule da Nonna Papera e mangiare un dolce, almeno uno, di domenica.

Senza saperlo, aveva appena toccato un tasto dolente. Dolentissimo. Domenica, una casa ipotetica, amici che vengono a pranzo e portano bottiglie di vino e l’odore di cui sopra che non perdona, risveglia e avvicina. Come potevo tirarmi indietro e passare ancora dritta, statuaria e zen? Doveva arrivare una new resolution.

Un dolce solo, ma fatto bene. Un dolce buono, ogni domenica.

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A questo punto, per la prima domenica e per il primo Sunday treat, entrano in scena due occhi grandissimi con cui rido da tutta una vita che dopo dieci anni di amicizia a distanza hanno deciso di posare nella mia città due valigie belle grosse e di restarci per un po’; una nuova amica con un bell’accento barese a cui posso mandare le canzoni in dialetto napoletano, le battute divertenti in siciliano e le maledizioni in romanesco di Centocelle; una lady indiana che è proprietaria della casa dove vivono gli occhi grandissimi, che “non devi pulire tu, tanto pulisco io tutti i giorni” e che dice lovely a ripetizione, ostinata. La lady non sarà con noi per il pranzo, ma dovrebbe arrivare intorno alle 3.

Giusto in tempo per il caffè, fatto con una moka lilla piccola piccola, e una fetta di Sunday treat #1.

Ah, il grembiule da Nonna Papera ovviamente è metaforico.

Non ho un guanto da forno…figuriamoci un grembiule!



[pics: http://bygrace3.blogspot.co.uk/2008_08_01_archive.html / http://www.lymanstore.com/hi-top-apple-pie.html / http://www.torinobimbi.it/articoli/il-manuale-di-nonna-papera.html ]

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