Creative corner #2: Domenico Piraino aka QA7, graphic designer e art director

– E di tuo figlio che mi dici? –

– Tutto bene. Fa il grafico a Milano-

– Ah, ho capito! E invece di lavoro che fa? –

Logo_Qasette
©QA7 – qa7.design@gmail.com

Non c’è bisogno di disturbare Adorno e la scuola di Francoforte per riconoscere che esiste un confine tra l’arte pura e romantica di Baudelaire, che ha come scopo il solo piacere generato dalla creazione dell’arte stessa, e l’arte che invece entra nel mercato e si piega alle sue leggi. Quella che oggi chiamiamo (anche) design.

Bruno Munari, nel suo libro Artista e designer (Laterza, 1971), ci spiega che il designer non ha stile e non produce opere d’arte, ma oggetti. Il designer lavora con uno scopo pratico e tutt’altro che fantastico. Il designer lavora in gruppo e non da solo. Il designer non è un artista. Ma siamo sicuri? E lui, Bruno, ne era sicuro? Era designer, ma anche artista. Era artista, ma anche designer. E per questo cadeva in contraddizione.

E io me lo sono chiesto.

Cosa vuoi essere? Artista o designer?

Inizia così la mia chiacchierata con Domenico Piraino, aka QA7, graphic designer art director. Anche di Bushey tales.

È stato lui, un giorno di marzo scorso, a creare il kiwi che è oggi il logo di questo blog. Le immagini di copertina della pagina Facebook e tutte le grafiche che trovate in giro per il sito sono opera sua. Ho detto solo che il mio colore preferito era il verde e che avevo un kiwi tatuato su un braccio. E guardate cos’ha tirato fuori!

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Domenico, 28 anni appena festeggiati in una fiaschetteria, di cui 18 vissuti tra Patti e Milazzo, in provincia di Messina, 6 a Catania e 4 a Milano.

La grafica è la sua passione, ma anche il suo lavoro.

E io quando incontro qualcuno che fa un lavoro che gli piace attacco a fare domande.

Cosa si nasconde dietro la colorata e misteriosa sigla QA7? Spiego ai lettori: in siciliano Cuasette significa “calzini”!

QA7 è un gioco di parole. È un segno della mia sicilianità, del forte legame con la mia terra e con il dialetto che non voglio perdere. Ma non solo. Quando mi sono trasferito a Milano, ho notato che i nomi delle più grandi agenzie pubblicitarie erano acronimi impronunciabili: DLVBBDO, JWT, TBWA. La competizione era serrata e allora mi sono chiesto: ma qui per essere credibili bisogna avere nomi incomprensibili? Ma no! In fondo sono cose di poco conto, sono solo cuasette.

Cuasette. L’ho ripetuto. Ho provato a scriverlo e ho capito che poteva diventare una sigla: una Q, una A e un numero 7. Sono un professionista, come quelli con gli acronimi impegnativi, ma non mi prendo troppo sul serio. Perché fare seriamente il proprio lavoro non vuol dire non ridere mai.

qa7
©QA7 – qa7.design@gmail.com

Come hai capito che, nella vita, volevi fare questo lavoro?

Quando andavo alle medie volevo diventare chirurgo estetico perché mi piacevano i soldi, però disegnavo sempre. Pensa che mi facevo pure i fumetti da solo! Poi dopo le medie…liceo classico o artistico? Ho scelto l’artistico. Psicologia o Accademia di Belle Arti? Accademia. La mia vita è stata sempre un bivio tra una cosa e l’arte.

Ho scelto sempre l’arte e sono arrivato qui.

Spieghiamo ai nostri lettori, proprietari di un’azienda o ideatori di un progetto, in che modo puoi aiutarli.

Se volete creare, rinnovare o migliorare l’immagine e la comunicazione della vostra azienda o di una vostra iniziativa, io posso offrire la consulenza pratica e teorica per la creazione di un’identità grafica completa. Parliamo di loghi, biglietti da visita, carta intestata, buste da lettera, timbri e immagini realizzate ad hoc per i social network. Posso curare la comunicazione e la pubblicità in tutte le sue fasi, dall’ideazione alla messa on air. Sono esperto di cartotecnica e faccio anche packaging design, ovvero posso inventare le nuove confezioni per i vostri prodotti. E ho fatto anche partecipazioni e inviti per matrimoni!

Insomma, se avete un’idea per la vostra azienda, o anche se non ce l’avete e vi serve qualche spunto, scrivetemi e ne parleremo (domenico.piraino@gmail.com).

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A proposito del conflitto tra l’arte libera e l’arte destinata al mercato, ci sono dei progetti che hai fatto per lavoro, ma in cui ti sei sentito completamente libero?

Sì! Un progetto che mi è piaciuto molto è stato la realizzazione della veste grafica di un manuale di Susanne Houd destinato a professionisti del reparto ostetricia e ginecologia, Emergenze nel parto. Riconoscerle e gestirle in team (Edizioni Numeri Primi, 2013, ndr). Ma guarda la foto della copertina! Diresti mai che si tratta di un manuale per operatori di sala parto? “Voglio essere libero”, gli ho detto. “Voglio farlo come dico io”. E tra l’altro con questo lavoro si è realizzato l’impossibile: ho lavorato con mia madre (Ina Pocorobba, ndr), che è ostetrica e ha realizzato i disegni per il libro.

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E poi ce n’è un altro per cui mi sono davvero sbizzarrito. Si tratta del logo per Queerolisnka, l’associazione che tutela i ricercatori omosessuali e trans all’interno del Karolinska Institutet. E parliamo di una delle università mediche più importanti del mondo! È un logo che mi piace molto e che è piaciuto molto, al punto che lo hanno usato per tutto il merchandising dell’associazione (magliette, spillette ecc.).

Ho pensato che, se guardiamo una girandola in movimento, nonostante ci siano tutti i colori dell’arcobaleno, la vediamo bianca. Ho pensato che in movimento, nel vento, nonostante le nostre diversità, siamo tutti uguali.

Queerolinska_WhiteText
©QA7 – qa7.design@gmail.com

Come si fa a tener viva la passione anche quando quello che amiamo diventa un lavoro?

Forse non smettendo mai di divertirsi. Altrimenti si diventa “operai dell’immagine”.

Io sperimento sempre tecniche nuove, anche solo per creare sfondi del desktop e prendere in giro i miei colleghi. Mi diverto, ma faccio anche esercizio. Provo qualcosa di nuovo che potrebbe servirmi a migliorare un prodotto in futuro, a fare una proposta creativa  migliore.

TRIMONE
©QA7 – qa7.design@gmail.com

Tu hai studiato all’Accademia di Belle Arti di Catania e poi, mi hai detto, ti sei spostato a Milano perché avevi bisogno di cambiare. Milano è certo un punto di riferimento per i creativi. È sede di multinazionali, di grandi agenzie, ma è soprattutto una fucina di nuove piccole imprese (startup) che hanno compreso quanto sia importante puntare su una comunicazione efficace. A che punto siamo, in questo senso e a tuo giudizio, in Sicilia? Te lo chiedo perché spesso, quando cerco su internet qualcosa che riguarda la nostra isola, mi imbatto in siti poco efficaci, pubblicità che non mi attirano, grafiche che non mi entusiasmano.

I cervelli dei siciliani sono come le strade della Sicilia: mal collegati. Secondo me il problema non è che non ci sono idee, è che non c’è modo di alimentarle e metterle in contatto. La creatività ha bisogno di essere stuzzicata continuamente attraverso le cose nuove che vediamo, ascoltiamo, tocchiamo, le esperienze che facciamo da soli o con gli altri. E come si può alimentarla in comuni deserti e male organizzati, in cui non c’è mai niente di nuovo da fare?

Qualcosa si sta muovendo in grandi città come Catania e Palermo e soprattutto grazie a ragazzi che sono partiti alla ricerca di nuovi stimoli e poi sono tornati.

Ma non basta. Credo che per ottenere risultati importati e su tutto il territorio sia necessario innanzitutto creare cibo per le menti.

CATANIA
©QA7 – qa7.design@gmail.com
MILANO
©QA7 – qa7.design@gmail.com

Alcune immagini, sarò sincera, sono davvero belle e mi sembrano tutt’altro che un esercizio! La condizione dell’uomo nel contesto cittadino sembra un punto fondamentale del tuo pensiero, come se dalla città venissimo risucchiati al punto che i palazzi ci entrano dentro la testa e sotto la pelle e fino a dentro il cuore.

Devi sapere che io sono passato dal piccolo paese in provincia di Messina, in cui tutti si conoscono e si salutano, a Milano. E se puoi dire di “vivere” nel piccolo paese, non puoi certo dire di “vivere” nella città.

Tu “sei” la città. Sei la città perché ti muovi come tutti gli altri, perché sei nelle strade affollatissime e strette dai palazzi. Sei nella metropolitana, gente dappertutto eppure nessuno ti guarda in faccia. Vieni assorbito dallo spazio. Diventi un tutt’uno con il luogo e con le cose.

Ecco perché WILD INSIDE, selvaggi dentro. Per salvarsi è importante trovare il proprio spazio, il proprio posto in cui esercitare il libero arbitrio e con persone che hanno voglia di fare. Il posto in cui essere se stessi, divertirsi, essere creativi.

city
©QA7 – qa7.design@gmail.com
wild
©QA7 – qa7.design@gmail.com

E qual è il posto di Milano in cui ti senti più WILD?

Dovunque, purché io sia sulla mia bicicletta.

ROAD
©QA7 – qa7.design@gmail.com
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