Crumbs, briciole di vita au pair – Quando i bambini sono più socievoli di te

Crumbs #10 - Quando i bambini sono più socievoli di noi
[pic by FunkyShapes – funkyshapes@googlemail.com]
Prima di partire per l’Inghilterra se ne sentono di cose.

Vedrai, lì sono tutti freddi!
Se non capisci qualcosa te la ripetono, ma più veloce di prima.

Non nego che all’inizio speravo davvero che gli inglesi fossero davvero come me li avevano descritti. Il mio inglese parlato e la mia capacità di comprensione erano davvero a livelli miseri: mi metteva in imbarazzo parlare con gli sconosciuti e imbarcarmi in conversazioni che forse non avrei saputo gestire.

Con immensa gioia ho realizzato, invece, di non avere scelta perché le tre bimbe di cui mi sono occupata erano tutte delle ‘no-shy girls’. Durante la mia prima sera a Londra, gli hostparents mi hanno portato a cena fuori al ristorante Jamie’s Italian di Westfield e, dopo aver finito di mangiare, E e C (10 e 6 anni) mi hanno preso per mano e mi hanno mostrato i loro negozi preferiti.

Nel giro di dieci minuti mi avevano già chiesto quando avrei compiuto gli anni, come si chiamasse il mio cane e che profumazione mi piacesse per lo shampoo. Avevano concluso dicendo che le mie scarpe gli piacevano, anche se sembravano quelle del loro papà. E, insomma, era stato amore a prima vista.

Per la prima volta avevo la fortuna di lavorare con bambini che non si nascondevano tutto il tempo dietro le gambe delle madri. E non avevo ancora conosciuto la regina indiscutibile del social: S, sorellina minore di 3 anni, faccia da sbaciucchiare e ‘High Five’ facile.

S adora principalmente tre cose: il cibo italiano, le sue sorelle e gli uomini.

Già, gli uomini. Se non fai attenzione, lei gli uomini li prende per mano e li sequestra per cucinare per loro. Vale per gli ospiti di casa, ma anche per i perfetti sconosciuti incontrati nei club per bambini. E poi S è una bimba educatissima: saluta ogni volta che entra o esce da un posto, sia che esso sia l’autobus, la caffetteria, il parco, il supermercato, la porta di casa, la porta del salotto o quella della cucina. E le piace condividere i suoi snack. Quand’è sull’autobus offre sempre pezzi di biscotti smangiucchiati e pop corn agli altri bambini. Così anche i ‘frozen hearts’ degli inglesi più tipici si sciolgono.

Perché se non rispondi al saluto di una bambina con le scarpe a forma di biscotto o non accetti almeno un suo pop corn non sei un essere umano.

Dopo un tipico «Hi, honey!», una leggera occhiata alla bimba e una leggera occhiata a me, partiva l’inevitabile domanda:

Is your husband from Asia, dear?

Per chi se lo fosse perso, le bambine hanno la mamma originaria della Corea del Sud e il papà danese. E con questo simpatico scambio di battute, ormai diventato una prassi, iniziavano conversazioni lunghe immensi tragitti col bus o intere mattinate ai playground.

Dopo qualche mese, conversare con gli sconosciuti è diventato divertente. Il mio inglese è migliorato tantissimo e, come i veri abitanti di Richmond, ho iniziato a salutare gli anziani sul bus e a ringraziare l’autista.

E tutto grazie a una bambina che stava appena imparando a parlare e che sapeva dire solamente «Hi», «Bye» e «Cheers». Quasi credendo che nella vita, in fondo, non servisse saper dire molto di più.


Nicole Baù, 25 anni
aupair in Kew (London)
nicoleb17.89@gmail.com

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