Moderne Cenerentole o nuove Mary Poppins? È vero che le au pair vengono sfruttate?

Moderne Cenerentole o nuove Mary Poppins? È vero che le au pair vengono sfruttate?
[pic by Jennie Park mydisneyadventures]
Sono sempre di più le ragazze, solitamente tra i 17 e i 26 anni, che sognano di viaggiare e conoscere nuove culture, lingue e tradizioni. Denominatore comune: pochi soldi. E allora come si fa? Si parte come ragazze alla pari! Ma è vero che le au pair vengono sfruttate? Siamo moderne Cenerentole o nuove Mary Poppins?

Ormai tutti (o quasi) sanno cos’è una au pair – se tu che stai leggendo non lo sai, dovresti dare un’occhiata qui.

Chi è solito guardare il lato positivo, considera quest’esperienza un’occasione di crescita culturale e personale ed effettivamente lo è. Ma, come spesso accade, c’è un rovescio della medaglia.

A differenza di nannies, giardinieri e domestici veri e propri, l’au pair non gode del National Minimum Wage, ovvero del salario minimo orario che i lavoratori devono percepire per legge nel Regno Unito. L’au pair non ha un contratto, non ha diritto a ferie pagate e non paga le tasse.

Spesso la cronaca britannica e le ragazze in prima persona raccontano storie di sfruttamento con esempi di straordinaria-ordinaria follia a base di richieste ai limiti dell’assurdo. Episodi che possono verificarsi solo in seguito all’incontro-scontro tra culture diverse.

Moderne Cenerentole o nuove Mary Poppins? È vero che le au pair vengono sfruttate?
[pic by H is for Home]
Uno studio condotto dal Migrants Right Centre of Ireland (MRCI) mostra come la maggioranza delle au pair irlandesi lavori più per più di 70 ore settimanali per meno di 120£. Senza pause durante la giornata né vacanze pagate. Inoltre, solo l’8% delle au pair partecipanti allo studio (numero totale non dichiarato) ha affermato di lavorare meno di 60 ore settimanali e un terzo delle intervistate ha espresso di sentirsi notevolmente sfruttato.

Altri articoli (cfr. The Guardian) hanno provato ad attirare l’attenzione mediatica sulla questione. Le richieste da parte delle famiglie e le condizioni lavorative sarebbero talvolta assurde: letti nei corridoi, stanze senza riscaldamento, divieti sul cibo da poter consumare, impossibilità di sedersi a tavola con la famiglia ospitante. E ancora dover pulire finestre dentro e fuori, lavare macchine nella neve, pulire eventuali macchie presenti sui muri della casa o fare lavori pesanti in giardino.

E le ragazze, invece? Come si comportano? Numerose famiglie possono raccontare di aver avuto brutte esperienze con ragazze alla pari e alcuni episodi sono poco rassicuranti: ragazze che rubano, vanno in giro per casa svestite, fanno rumore o picchiano i bambini.

Si tratta certo di casi isolati in confronto al grande numero di esperienze positive, ma forse sufficienti a dimostrare quanto poco questa figura semi-professionale sia regolamentata e tutelata dal governo britannico.

Come mai, dunque, molte famiglie continuano a scegliere di assumere una au pair?

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[pic by Roderick Eime]
Nel Regno Unito, una famiglia che ha bisogno di una mano per la cura dei bambini può rivolgersi alle bambinaie (nannies), agli asili nidi privati (nurseries) o valutare l’opzione au pair. La scelta della famiglia è condizionata sostanzialmente dal budget a disposizione. Una nanny costa mediamente 24000£ all’anno, mentre una nursery dai 5700£ ai 15000£ in alcune zone di Londra.

La soluzione più economica rimane evidentemente l’au pair che non godendo, come anticipato, del National Minimum Wage né di un contratto registrato, può essere pagata il meno possibile (a seconda della coscienza della famiglia) e il governo è restìo a intervenire poiché molto attento alle esigenze della middle class.

Dopo tutti questi dati, mi sento di raccontarvi la mia esperienza e di esprimere il mio parere.

A questo viavai di ragazze sognatrici e squattrinate, infatti, mi sono aggiunta anch’io da gennaio 2015. Dall’Abruzzo a Cambridge il passo è stato breve e indolore (o quasi).

Lavoro 35 ore settimanali per 100£ con weekend liberi e settimane di vacanze pagate. Inizialmente le mie mansioni mi erano state illustrate dal padre (la madre era momentaneamente assente). Avrei dovuto tenere pulita la casa, preparare la cena per tutta la famiglia e portare a spasso due cani vivaci, ingestibili e puzzolenti. L’impegno con la bambina di 9 e il ragazzino di 13 anni sarebbe stato minimo, perché entrambi avrebbero avuto bisogno solo di qualcuno che ricordasse loro i vari impegni extra-scolastici e che verificasse la loro puntualità.

Al ritorno della mamma, fin dall’inizio diffidente nei miei confronti, il numero di compiti da svolgere è aumentato. Tra le richieste più strane ho ricevuto quella di pulire i battiscopa e i frigoriferi e l’immagine che avevo in mente mentre lo facevo era proprio quella della povera Cenerentola .

Mi sono sentita sfruttata? Certo che sì! Anche perché, non essendo un membro della famiglia, mi sentivo di avere responsabilità eccessive. Nonostante ciò, sono andata avanti perché ho degli obiettivi che questa esperienza mi permetterà di raggiungere ed è quello che consiglio a tutte le mie presenti e future colleghe.

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[pic by Jamie]
I problemi che si possono avere con la famiglia a volte sono dovuti alla semplice convivenza. Studenti fuori sede possono raccontare terribili esperienze avute con coinquilini, anche della stessa nazionalità o regione. Figuriamoci quanto può essere difficoltosa la convivenza con persone appartenenti a una cultura differente come quella inglese!

Guardando la situazione dal punto di vista della famiglia, dobbiamo sempre ricordarci che stanno accogliendo una persona straniera offrendole letto, cibo e la possibilità di imparare l’inglese senza spendere enormi cifre per scuole e corsi e senza molte preoccupazioni come affitto, bollette e spese varie.

E per quanto riguarda i lati negativi, non dimentichiamo che si tratta di una situazione temporanea! Rifiutarsi di fare qualcosa perché al di fuori della lista di mansioni stabilite può risultare irrispettoso nei confronti di chi, in fondo, ci ha offerto un posto nella propria casa e ci ha dato fiducia senza nemmeno conoscerci.

Ovviamente a tutto c’è un limite! Se vi viene chiesto di stirare, cosa che non avevate preso in considerazione, non è facile tirarsi indietro (come dicono gli inglesi: it’s not a big deal!). Ma ovviamente se la mansione extra riguarda il trasporto di legna a mano potreste lamentarvi! Pensate a ciò che fanno le nostre mamme a casa: se nessuno svolgesse quei piccoli compiti con attenzione, vi ritrovereste in una casa disordinata e ve ne lamentereste.

Avere un atteggiamento snob e poco collaborativo è controproducente: potrebbe svantaggiarvi e rendere spiacevole un’esperienza scelta proprio per entrare a contatto con un mondo diverso. Sopportare alcuni atteggiamenti, strane abitudini o risposte poco gentili non è facile, ma per esperienza personale posso assicurarvi che vi permetterà di cogliere il meglio di questa avventura visitando posti nuovi, conoscendo molte persone e facendo cose che non sarebbe stato possibile fare nei vostri luoghi d’origine.
Armatevi quindi di pazienza e tolleranza perché vi saranno sempre utili!

La mia vita da au pair dopotutto non è così male, escluse arrabbiature momentanee e alcuni episodi antipatici che non sto qui a raccontarvi!

Se volete evitare di essere una delle Cenerentole infelici di cui sopra, mettetevi comode e prendete nota di questi consigli che riguardano soprattutto la scelta della famiglia.

Moderne Cenerentole o nuove Mary Poppins? È vero che le au pair vengono sfruttate?
[pic by Sophia Louise]
  • Conoscere la famiglia tramite Skype, email e telefono.
  • Fare domande specifiche sulla paghetta – pocket money – e sul lavoro che vi aspetta. Quanti bambini hanno e di che età? I bambini piccoli richiedono più ore lavorative di bambini in età scolare. Quali sono i vostri compiti e i vostri orari nel dettaglio? Che orari di lavoro hanno i genitori? Se lavorano tanto vi aspetteranno delle lunghe giornate. Di quanti giorni liberi disponete a settimana? Le eventuali ore extra, verranno pagate?
  • Fare domande sulla vita familiare. Fanno gite fuori porta? Quali abitudini alimentari hanno? Se come me odiate il curry o avete gusti particolari, non scegliete una famiglia indiana o cingalese perché potreste ridurre il vostro stomaco a un secchio della spazzatura o morire di fame qualora fossero vegani.
  • Perché hanno deciso di cercare una au pair? Ne hanno avute in precedenza? Fatevi eventualmente dare i contatti delle ragazze che vi hanno preceduto al fine di indagare meglio (anche loro potranno chiedervi delle referenze).
  • Fare domande sulla vostra vita da au pair. Avrete una camera a disposizione con connessione internet? Abitano in una zona distante dal centro città, ma ben collegata con mezzi pubblici? Vi aiuteranno a cercare un corso d’inglese? Attente perché se contribuiranno alle spese del corso potreste subire tagli alla vostra pocket money; gli inglesi sono molto attenti alle loro tasche! E infine, vi aiuteranno ad aprire un conto bancario o in caso di problemi di salute? Di che documenti avrete bisogno? La sottoscritta è arrivata in UK senza passaporto e non ha potuto aprire il conto.

E se proprio volete essere sicure di atterrare in una famiglia selezionata, che abbia chiaro il concetto di au pair, che vi accolga e vi tratti come un membro della famiglia, Bushey tales vi consiglia Living Au pair AssociationDa sei anni, grazie alla guida esperta della responsabile Cristina, Living Au pair Association offre un’assistenza totale: dal primo contatto fino a tutto il periodo del tuo soggiorno non sarai mai sola e riceverai sostegno tramite whatsapp, email e Skype ogni volta che ne avrai bisogno. Se contattate Cristina (whatsapp +39 3887951342), non dimenticate di dire che siete venute a conoscenza del servizio tramite Bushey tales, per assicurarvi un colloquio il prima possibile!

Un ultimo consiglio da applicare subito dopo la scelta e durante la vostra permanenza da au pair : siate sincere e oneste.

Il dialogo è talvolta sottovalutato nella società moderna, ma è essenziale per una sana e collaborativa interazione tra le persone. Ancora di più tra culture diverse. Una cosa che per voi può essere insopportabile, per loro è magari una normalissima abitudine e chiedere in maniera gentile e pacata vi aiuterà a sentirvi a vostro agio e a integrarvi nel modo più facile e veloce possibile.

Se nonostante la vostra tolleranza e pazienza questa avventura si rivelasse un buco nell’acqua non demordete e non perdete di vista i vostri obiettivi.

Se va bene è meraviglioso, se va male è esperienza.


Federica De Berardinis, 25 anni
au pair in Cambridge
federica_db@hotmail.it

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