Au pair life: i primi 41 giorni

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Volevo scrivere, lo prometto. Ci ho provato diverse volte negli ultimi 41 giorni: ho iniziato un post che è ancora in bozze e questo è già stato scritto, modificato, salvato e modificato ancora.

La quotidianità qui è fatta di Transformers, di “Oh no! It’s an alien invasion!”, di toast pane-burro-formaggio-prosciutto-formaggio-prosciutto-formaggio-burro-pane che sennò non va bene, di patate, patate e ancora patate, di partite a UNO, di “vieni giù da lì” e “non ti arrampicare là su!”, di cioccolato ovunque, di “quandoarrivailweekend” e “quandoinizialascuola”, di uniformi da cambiare e compiti da completare, di giornate di sole inaspettate e di amicizie nuove ogni settimana. Vivo in un quartiere residenziale, di quelli con le case tutte uguali che ci si deve imparare subito il numero civico perché è un attimo perdersi, con aree di prato sempre piene di bambini che giocano ad ogni ora, ragazzine che fanno la ruota, dove ovunque ci sono bandierine giallo-nero come la squadra di hurling di Kilkenny e dove in strada passano più go-kart a pedali (con su almeno 3 bambini per volta) che automobili.

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Raggiungo il centro a piedi, appena ho un paio di ore di respiro, per fare una camminata, entrare da Pennys, nelle solite tre librerie, passeggiare tra i pub, girare attorno al castello. Il bello è che nel mio stesso quartiere ci sono altre due aupair, non sono mai stata abituata ad avere amici così vicino… ed è una gran comodità decidere e uscire in 15 minuti: pantacollant, maglietta, foulard, mascara e via.

Gli ultimi weekend, insieme ad altre aupair, ho fatto i miei primi viaggetti alla scoperta dell’Irlanda: Galway e Dublino, ore di pullman, junkfood, tante chiacchiere e risate, walking tours sotto la pioggia, sidro, camere d’ostello sopra a pub con musica e urla fino all’alba, ritardi e bus persi… ma è stato comunque, in ogni caso, un successo! Altri finesettimana li abbiamo trascorsi qui, in centro, scoprendo nuovi posti dove mangiare e dove passeggiare, ballando nei pub, guardando le ragazze irlandesi sfidare i 10°C con minigonne vertiginose e finendo per parlare sempre “dei nostri bambini” nemmeno fossimo mamme. La prossima meta è Belfast, partiamo venerdì, appena gli host-parents di ciascuna di noi rientrano dal lavoro e possiamo prendere il bus.

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Quella qui è una vita strana, è una vita che si sta costruendo all’interno di routine che già esistono, plasmando la propria realtà all’interno di una nuova realtà. Dormo in un letto grande e morbido, dormo sempre come un sasso anche se mi sveglio a volte con la punta dei piedi gelata fuori dal piumino che mi copre, non ho la tapparella o le ante alla finestra e la mattina la camera è illuminata, mi piace aprire gli occhi con quell’atmosfera, sto anche imparando a capire che tempo fa prima di aprire le persiane.

Aupair Life in Kilkenny

Più di un mese è passato e guardandomi indietro sembra quasi un anno, o forse sembra una settimana: la percezione del tempo è completamente sballata, la percezione dello spazio altrettanto, non parliamo della percezione della realtà. Non è sempre semplice, non è tutto in discesa, a volte mi arrabbio, mi sento fuori posto o non all’altezza, mi piacerebbe svegliarmi nel mio letto, grattare la pancia dei miei gatti e essere semplicemente in mezzo a persone e cose che mi sono familiari: ma va bene così, ogni problema e ogni pensiero è fatto per essere superato col sorriso, sono qui perché voglio essere qui e perché voglio godermi quest’esperienza tutta tutta, in ogni suo aspetto, positivo o negativo che sia.

Articolo originale su Riako


Chiara Regazzini aka Riako, 26 anni
au pair in Kilkenny (Irlanda) + travel blogger at Riako
chiara.regazzini@gmail.com

«Vivrei organizzando, scrivendo e parlando di viaggi. Condivido buona parte della mia vita sui social media perchè sono convinta che quello che scrivo io, prima o poi potrebbe essere utile a qualcun’altro»

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