Halloween a Cambridge: cosa hanno fatto le ragazze alla pari?

Ma un’au pair a Cambridge cosa fa per Halloween? Scusate innanzitutto la banalità del titolo ma trovarne uno originale per Halloween è un po’ come vincere al Superenalotto. Questo è stato il mio primo Halloween e ha avuto tutti gli ingredienti che lo compongono, dal ‘trick or treat’ (‘dolcetto o scherzetto’) porta a porta, al party casalingo con tanto di decorazioni per tutta casa fino alla nottata in discoteca. Vi racconto com’è andata.

Jack O’ Lantern , meglio conosciuto come Zuccone di Halloween, è venuto e se n’è andato, così, in una notte, la più attesa dell’anno nel mondo anglosassone, portandosi dietro tutta la sua ciurma di zombie, scheletri, bambole assassine, donne squartate, infermiere killer, clown terrificanti e con loro anche due au pair truccate da Sugar Skull, aka io e la mia amica/collega di avventure in terra britannica. Quando si parla di questa festa il pubblico italiano risponde in diversi modi: i tradizionalisti pensano sia una delle solite “americanate”, una messa in scena senza senso; i radicali la ritengono una festa blasfema e diseducativa; gli esterofili, pronti a celebrare qualsiasi tradizione importata, ne sono affascinati, conoscono il significato e tutte le leggende che ci ruotano attorno. Io ovviamente faccio parte delle esterofile e, come anticipato, quest’anno non mi sono fatta mancare proprio niente!

Partiamo dal ‘dolcetto o scherzetto’. Prima di preparaci per la serata, io e la mia collega au pair, da brave Mary Poppins, abbiamo sia aperto la porta ai bambini che bussavano sia fatto il porta a porta con i nostri mostriciattoli. Sono stata sorpresa dalla poca partecipazione di molti: abbiamo trovato case con luci spente e poche zucche fuori dalla porta (la zucca, per chi non lo sapesse, è il segno che i bambini possono avvicinarsi alla casa e bussare per chiedere i dolci). Ma a essere sincere abbiamo anche trovato uno zombie molto carino, due streghe con pentoloni fumosi in giardino e donne molto gentili con scatole stracolme di dolci.

Inutile dire che i bambini per Halloween sono qualcosa di indescrivibilmente tenero. Quando apri la porta e ti trovi davanti dei minimostriciattoli malati di cioccodipendenza, non puoi non scioglierti davanti ai loro costumi da Winnie the Pooh paffutelli, timidi supereroi e vampiri assetati di zucchero. Come negargli i dolcetti, che sono alla fine lo scopo di tutta la festa?

Il party casalingo si è svolto contemporaneamente nella casa della mia host family e ho seguito tutti i preparativi diretti con grande maestria dalla mia hostmum. La casa dove abito è diventata un vero e proprio set di un film horror. Tombe in giardino, teschi ovunque, mani e fantasmi appesi ai lampadari, specchi deformanti, demoni, ragni enormi, mani insanguinate sulle finestre, le immancabili zucche scavate e quintali di cibo per gli ospiti. Non avendo il potere dell’ubiquità non ho potuto parteciparvi perché ho preferito la serata in discoteca.

E veniamo, dunque e finalmente, al party di Halloween. Ora, Cambridge offre una discreta lista di locali più o meno posh il cui biglietto di ingresso variava dai £6 ai £20. E noi, essendo au pair/più o meno lavoratrici con minimum wage, abbiamo optato per il nostro locale preferito con entrata “aggratis”. Perché va bene divertirsi, ma seguiamo il motto: «Il minimo sforzo con il massimo del risultato». Il locale in questione è il Regal su Regent Street, pub adibito a discoteca nel weekend, posto di poche pretese insomma. Inutile dire che il cuore della festa sono stati i travestimenti: fantasiosi, irriverenti e mostruosi, se non addirittura di ispirazione cinematografica. Ci si poteva trovare a parlare anche con un vero e proprio Jack O’ Lantern (un pazzo che si è infilato una zucca vera in testa) oppure mettersi in posa con un gruppo di ragazzi con la maschera inquietante di Guy Fawkes (quello di V per Vendetta, per intenderci). Come in tutte le occasioni mondane, gli avventori si sono rivelati più aperti alla socializzazione e sono iniziate divertenti conversazioni anche da semplici complimenti per il make up.

Halloween in Inghilterra è un gigantesco ballo in maschera, con degli elementi in più che lo rendono decisamente diverso dal nostro Carnevale. Mi riferisco alle ispirazioni provenienti dalle numerose leggende di origine celtica e medievale, ossia l’esorcizzazione della morte e della paura. E chi se non noi giovani expat/au pair sappiamo come affrontare le paure dell’ignoto? Tutto questo entusiasmo ad alcuni può sembrare esagerato, me ne rendo conto, ma per chi vive all’estero, e nello specifico per me, vivere un Halloween in puro stile anglosassone ha significato compiere un ulteriore passo verso l’integrazione in una cultura diversa da quella italiana, seppur sempre occidentale ed europea.

E dopotutto la vita di una au pair non è costituita solo da bambini e faccende. A volte anche le Cenerentole si divertono molto, anche senza principi e coprifuoco.


Federica De Berardinis

Federica De Berardinis
25 anni, au pair in Cambridge

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